Due cose sui Chomski.
Hanno rubato e storpiato il nome al famoso pensatore straniero, ma sono itialianissimi e abitano tutti a Torino. Sono una specie di supergruppo che (…) ha composto sette splendide canzoni. Potrebbero diventare il futuro della canzone d’autore italiana, quella legata al meglio del nostro passato.
Giacomo Spazio, La Repubblica delle donne, 11. 9. 2004
Canzone d’autore in ambiente post-rock, questo il tema conduttore dei sette brani che compongono l’esordio.
Alberto Campo, La repubblica-Torino, 5 gennaio 2005
Se Torino fosse una città nel deserto americano, probabilmente la musica dei Chomski sarebbe una buona colonna sonora per passare le giornate. Il loro esordio diffonde un rock caldo e tenebroso, che trasfigura la malinconia in forma canzone, esplorando tortuose e romantiche costruzioni strumentali.(…) Intenso pathos emotivo, per un album estremamente attraente.
Stefano Rocco, Rumore, aprile 2005
L’album dell’esordio parla il linguaggio intenso dell’emotività urbana oscillando tra rock elettroacustico e rarefatte atmosfere metropolitane con proficui e intelligenti scambi di ruolo.
Queer-Liberazione , 20 3 2005
Defilati, gente da penombra: (…) una delle migliori sorprese nazionali emerse nel passato inverno sul confine tra rock disturbato e canzone d’autore. “Chomski”, del resto, è un gioco: serio, perché nelle sette canzoni si giocano sentimenti importanti, a volte al limite del collasso emotivo. Ma gioco, perché non è il progetto cui si affida una prospettiva di vita professionale né il prodotto giusto al momento giusto. Sono cose che urgeva comunicare nel linguaggio più caro per tutti i musicisti coinvolti nell’operazione, il rock; e che arrivano a tutti gli ascoltatori sotto forma di affreschi delicati, ricercati senza essere contorti.
Paolo Ferrari, Torinosette-La stampa, 10 aprile 2005
Suonare rock – ma sarebbe meglio far precedere il vocabolo dal prefisso post – in maniera intelligente, riferendosi in termini poetici alla miglior tradizione cantautorale nostrana.
Alberto Campo, La repubblica-Torino, 10 aprile 2005
Un po’ dark anni ’80, un po’ indie rock alla Perturbazione, (…) un po’ new wave italiana, un po’ (tanto) post-rock. E con qualche canzone straordinaria (…). È un gruppo esordiente, ma sembra già saper il fatto suo e, depurato di qualche ingenuità, potrebbe diventare una bellissima realtà.
Bizarre, Blow up, aprile 2005
